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  • Ultima modifica dell'articolo:8 Maggio 2021
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Perché la crescita come religione influenza i nostri comportamenti?

crescita come religione

Vi siete mai accorti dell’attenzione che tutti i media danno alla crescita economica?

Chi ha un occhio più attento avrà anche notato che la narrazione fornita dagli imprenditori ha assunto un tono quasi sacro, e le loro opinioni sono quasi santificate dal main stream.

Quante volte avete visto un operaio nel dibattito televisivo di Lilly Gruber? Quante volte invece abbiamo visto invitati come imprenditori, manager o amministratori delegati?

In particolare dall’anno della crisi del 2008, sentiamo quasi tutti giorni informazioni sulla crescita economica e sullo spread, e ci viene trasmessa l’attenzione che viene data a questo indice.

Crescita come religione: vescovi preti e fedeli

Quello che vediamo è che abbiamo profeti nella Silicon Valley sbocciati grazie ad un miracolo compiuto nei loro garage; imprenditori che fanno la predica allo Stato sul fatto che si deve ridurre la pressione fiscale per incentivare la crescita; si convincono i lavoratori ad una maggiore mobilità per rendere il mercato del lavoro più flessibile e meno costoso.

Insomma, abbiamo vescovi, preti e fedeli. La crescita economica è diventata la religione contemporanea.

Perché la crescita ha assunto il carattere di religione?

Lungi dall’avere un senso spirituale, essa dà la speranza della salvezza. Può dare l’opportunità di vivere con maggiore sicurezza e promette di farti vivere una vita felice.

Come ha osservato Harari in “Homo deus”, la crescita è diventata una condizione necessaria in un mondo che vive una forte spinta demografica.

Infatti, affinché ci siano risorse per tutti, esse devono aumentare globalmente. Immaginate una torta. Se rimanesse della stessa dimensione, si dovrebbe sottrarre una parte alla popolazione ricca per darla alla popolazione povera.

La visione dei vescovi-imprenditori

I vescovi-imprenditori hanno ripudiato questa distribuzione socialista della ricchezza. Perché mai privarsi dei beni che garantiscono la conservazione dello status sociale? Meglio allargare tutta la torta, cosicché tutti indistintamente si possono arricchire.

Questa è l’attuale visione dei vescovi-imprenditori riguardo alla crescita economica. Ma a guardare i dati, qualcosa è andato storto.

Crescita economica come religione

Indice di Gini

L’indice di Gini, citato anche da Mario Draghi nel discorso di insediamento da Presidente del Consiglio, è un coefficiente che descrive la dimensione della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Infatti dai dati si vede chiaramente che tale coefficiente per l’Italia continua ad aumentare dagli anni 80’ ad oggi. Allora direi che, senza avere una laurea in economia, qualcosa da mettere a posto c’è.

Caratteristiche di religione assunte dalla crescita economica

La religione può essere vista come una rappresentazione sociale di forte impatto persuasivo.

Brevemente ricordo che la rappresentazione sociale è un’idea o un insieme di idee che è condiviso da un grande numero di persone, tra le quali si è formato un forte consenso tale da farle convergere verso il conformismo.

La religione è un sistema di leggi creato dall’uomo. Se vogliamo, possiamo dire che questo soggetto era molto carismatico ed è stato in grado di convincere le persone, di creare appunto “fedeli” i quali diffondessero la propria idea nella popolazione sotto forma di contagio.

Dalla sicurezza al senso di appartenenza

La crescita come religione tocca il nostro lato più profondo. La ricchezza viene vista come una sicurezza, ci tiene lontano dai pericoli. Con il denaro compriamo i beni di prima necessità che ci consentono di prolungare la nostra vita.

Una volta soddisfatti i bisogni primari, sentiamo anche la necessità di appartenere a un gruppo. Anche il gruppo ci dà maggiore sicurezza, ci fa sentire meno soli e può migliorare la nostra autostima.

La crescita come religione tocca anche la nostra fisiologia

Oltre all’aspetto sociale, esiste anche un aspetto fisiologico. L’incremento di status ottenuto per mezzo della crescita attiva le aree del piacere del nostro cervello.

Quindi il piacere a sua volta stimola i nostri sistemi di ricompensa che generano un attaccamento all’oggetto fonte di piacere. Allora questo genera in noi un ricordo, e i nostri comportamenti saranno orientati a ripetere quell’esperienza che ci ha dato sollievo.

Quindi la tendenza dei fedeli della crescita sarà quella di perpetuare l’accesso alla soddisfazione cercando costantemente l’incremento di status e quindi l’incremento di ricchezza.

Fedeli... o schiavi?

In questo modo si diventa schiavi… ah no, scusate… si diventa “fedeli”. Si diventa credenti nei confronti delle parole offerte dai vescovi-imprenditori. Allora si crederà ciecamente alle loro ricette nelle quali si ripone la fiducia per ottenere ancora, e ancora una volta, quella gratificazione momentanea che ha assunto il carattere della promessa di salvezza.