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Come il denaro diventa capitale

In questo articolo vedremo come il denaro diventa capitale. Le grandi scoperte geografiche del sedicesimo secolo hanno dato l’impulso per lo sviluppo del commercio, cioè la circolazione delle merci a livello mondiale. Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il denaro è lo strumento che favorisce lo scambio delle merci.

La circolazione delle merci prevede fondamentalmente che ci siano due protagonisti: l’acquirente e il venditore. Il primo possiede denaro e lo scambia per ottenere una merce di ugual valore, il secondo scambia la sua merce col denaro.

La circolazione delle merci non si ferma a questo punto. Chi ha comprato la merce la deve rivendere, mentre chi aveva venduto ha del denaro per acquistare una nuova merce.

Come il denaro diventa capitale - Episodio 3 "Il capitale"

Circolazione semplice

Quindi esistono sostanzialmente due forme di transazione: acquistare per vendere e vendere per acquistare. Questa è la forma di circolazione semplice, che andremo a sintetizzare nel modo seguente:

D-M-D; M-D-M

Dove M è la merce, D il denaro. Se il processo M-D-M si ferma, allora si realizza il valore d’uso della merce acquistata, quindi si può passare al suo consumo. Si vende una merce con un valore d’uso che non è utile per acquistare una che è utile.

Come il denaro diventa capitale

come il denaro diventa capitale

Nel caso del processo D-M-D questo non vale, perché all’inizio e alla fine del processo si hanno due merci con lo stesso valore d’uso, cioè il denaro. Qui nasce il capitale. 

Non troverete mai nessuno che acquista una merce per poi ottenere lo stesso denaro iniziale. L’obiettivo sarà sempre quello di incrementarne il valore. La differenza sarà quantitativa.

Il capitalista è colui che valorizza il valore. Crea plus-valore (più comunemente noto come valore aggiunto). Quindi il denaro che ha aumentato il suo valore dopo il processo di scambio sarà il capitale.

Il processo diventa:

D-M-D’ dove D’ = D + d

Come il denaro diventa capitale: processo ciclico

Un’osservazione che si può fare è che per il denaro questo processo è ciclico. Se il processo si ferma si parla di tesaurizzazione: si hanno più soldi in tasca di quanti se ne avevo in precedenza e si lasciano fermi. Il fine del capitalista invece è il perenne succedersi del guadagnare. Il denaro è il mezzo per realizzare tale scopo e rappresenta l’inizio e la fine di questo processo.

Scambio di valori d'uso

A questo punto Marx fa un’osservazione. Facciamo l’esempio di un produttore di vino e uno di grano. Il produttore di vino ha bisogno di grano mentre il produttore di grano ha bisogno di vino. Il produttore di vino produce molto più vino di quanto potrebbe produrne il produttore di grano nello stesso tempo di lavoro, e vale anche il viceversa. Quindi il produttore di vino che scambia il suo vino con il grano con una quantità equivalente in valore di scambio, otterrà un guadagno in quantità di grano rispetto a quello che lui avrebbe prodotto in modo autonomo. Lo stesso vale per il produttore di grano che scambia il suo grano con il vino.

Quello che si ottiene è che lo scambio di valori d’uso ha realizzato un guadagno da entrambe le parti. Si guadagna in valore d’uso ma non in valore di scambio, in modo uguale per entrambi.

La circolazione delle merci può creare disuguaglianza

Nel caso dello scambio commerciale, viene fatta una critica. Si parte dal presupposto che la somma dei valori delle merci in circolazione non cambia, perché appunto definita dalla somma del tempo di lavoro per produrle. Quindi il loro valore non può cambiare neanche durante il commercio. Quello che si fa è applicare un prezzo, cioè una forma di valore immaginario.

Se si vende una merce a un prezzo che rappresenta un valore maggiore di quello reale, io avrò realizzato plusvalore, un guadagno, ma l’acquirente avrà realizzato un minusvalore, cioè il valore della merce che ha comprato è minore del valore del denaro di cui si è privato. Quindi la circolazione delle merci non crea valore, anzi, può creare disuguaglianza.

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