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Valore e merce

Valore e merce: i concetti fondamentali

Il valore, insieme alla merce, costituiscono i concetti elementari su cui si basa l’intera filosofia del “Capitale” di Karl Marx.

Perché leggerlo? È sufficiente osservare la nostra società, quella occidentale, per notare la sua affinità ai concetti sviluppati in questa opera. Venne scritto nell’800 in una realtà tecnologicamente diversa, ma i suoi concetti teorici sono facilmente riscontrabili anche nella nostra. Non conoscerlo è come essere cristiani e non conoscere la Bibbia.

Cos'è il capitalismo? La merce, il valore, il lavoro - Episodio 1 "Il capitale"

La merce

Partiamo dal principio. Innanzitutto, dobbiamo capire l’elemento fondamentale, l’atomo, che permetterà di elaborare i concetti successivi. 

La ricchezza della società (nella quale Marx ripete spesso che predomina il modo di produzione capitalistico) è rappresentata da una immensa quantità di merci. La singola merce è la forma elementare del capitale.

valore

Valore d'uso

La merce, in generale, è un oggetto in grado di soddisfare i bisogni umani, di qualunque natura. Deve essere utile. L’utilità attribuisce ad essa un valore. Allora si definisce “valore d’uso”, la capacità di una merce di soddisfare un bisogno umanoL’oggetto fisico rappresenta il “corpo della merce”.

Valore di scambio

Il valore d’uso si manifesta nel suo consumo della merce. Ma nella società capitalistica, le merci posseggono anche un “valore di scambio”, che si definisce come rapporto quantitativo tra due merci. È una qualità relativa, cioè crea un rapporto tra merci con valore d’uso diverso. Per esempio un quintale di grano ha lo stesso valore di scambio di 10 kg di ferro.

Il lavoro

L’unica qualità che diverse merci hanno in comune è quella di essere prodotte dal lavoro. Quindi, la merce è la cristallizzazione della forza lavoro umana accumulata per produrla.

Valore di scambio del lavoro: il tempo

Ma come si misura la grandezza del valore di scambio del lavoro? Bisogna considerare la quantità di lavoro che è stata necessaria per produrla, ed essa si misura a sua volta con il tempo di lavoro (cioè ore, giorni, settimane). 

Ma attenzione, se una merce è stata prodotta da un lavoratore pigro che ha impiegato molto tempo, non è detto che valga di più. Bisogna considerare tutta la forza lavoro della società, composta da tante forze lavoro individuali che secondo Marx sono “uguali”. Cioè si parla di forza lavoro sociale media (quindi per produrre una merce si considera solo il tempo di lavoro socialmente necessario). Il tempo di lavoro necessario per produrre una merce è per definizione la media dei diversi tempi di lavoro che diverse persone necessitano per produrre la stessa merce.

Osservazioni e riflessioni

Riassumendo, il valore di scambio di una merce che cristallizza un valore d’uso è determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario, che corrisponde al di tempo di lavoro socialmente necessario.

Bisogna fare un’osservazione: il valore associato ad una merce non resta costante nel tempo, ma varia in funzione della produttività del lavoro, che può dipendere dalla capacità del lavoratore, dallo sviluppo scientifico e tecnologico, dalle condizioni sociali, dall’efficacia dei mezzi di produzione e dalle condizioni naturali.

Quindi tanto maggiore è la forza produttiva, tanto minore sarà il tempo per produrre la merce, tanto minore sarà il suo valore. Esempio: sarà un caso che i cinesi sono considerati iper-produttivi e allo stesso tempo le merci costano poco? Pensateci su. (Qualcuno penserà: la roba italiana costa troppo, quindi gli italiani sono lenti, pigri e scansafatiche. Attenzione, prima abbiamo parlato anche di qualità, e sappiamo tutti che le merci italiane sono tra le più apprezzate al mondo).

Facciamo alcune riflessioni: la prima è che esistono cose che hanno valore d’uso ma non di scambio, come ad esempio acqua, aria, foreste selvagge. E quindi non possono essere considerate merci. 

Secondo: una cosa può essere prodotto del lavoro senza avere valore di scambio, e cioè quando si produce qualcosa per soddisfare un proprio bisogno.

Terzo: se una merce è inutile, anche il lavoro in essa contenuta è inutile e quindi non vale nulla.

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