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Giornata lavorativa: come si determina il suo valore?

Giornata lavorativa: come si determina la sua retribuzione?

In questo articolo proveremo a fare un’analisi del valore della giornata lavorativa dal punto di vista della concezione marxista del valore.

Cercheremo innanzi tutto di capire come si può valutare la variazione del prezzo del lavoro e del plusvalore.

Il prezzo del lavoro e del valore aggiunto, sono determinati da tre fattori:

  1. Lunghezza della giornata lavorativa;
  2. Intensità del lavoro, cioè quanto lavoro si riesce a produrre in un dato tempo;
  3. Produttività data dallo sviluppo tecnologico.

Per quanto riguarda invece il valore riconducibile al tempo (entità diversa dal prezzo), si deve considerare che:

  1. Il prodotto di valore della giornata lavorativa è costante (lavoro utile + pluslavoro);
  2. Lavoro utile e pluslavoro sono inversamente proporzionali (se cresce uno diminuisce l’altro);
  3. La variazione del plusvalore è sempre effetto della variazione del lavoro utile, mai la causa.

Approfondiamo allora come varia il prezzo del lavoro in funzione dei tre casi sopra citati (lunghezza giornata lavorativa, intensità del lavoro e produttività).

Lavoro: qual è il suo valore? Episodio 7 "Il capitale"

Lunghezza giornata lavorativa = cost; intensità del lavoro = cost; produttività variabile

Possiamo dire che questo è il caso che ci è più vicino: giornata lavorativa di 8 ore con il nostro consueto ritmo lavorativo.

Il prezzo del lavoro dipende dal valore delle merci di cui l’uomo necessita per soddisfare i propri bisogni. L’aumento della produttività fa diminuire il valore delle merci perché ne vengono prodotte in quantità maggiori a parità di tempo. Ne consegue che se la produttività aumenta del doppio, l’imprenditore riesce a produrre il doppio delle merci. Allo stesso tempo il lavoratore riesce a comprarne il doppio.  Quindi tempo necessario di lavoro e plusvalore aumentano della stessa quantità. A parità di composizione della giornata lavorativa, ne risulta che prezzo del lavoro e plusvalore del capitalista non cambiano.

Bisogna fare attenzione ancora una volta alla differenza tra valore e prezzo del lavoro. A parità di stipendio, si possono così comprare il doppio delle merci. Quindi si ha che il prezzo del lavoro è doppio rispetto al suo valoreSi è creato quindi un margine tra prezzo e valore. Così è possibile abbassare il prezzo del lavoro pur consentendo un aumento delle merci acquistabili

Si è creata una condizione per cui il lavoratore, a parità di stipendio, riesce a comprare più cose. In realtà non si è accorto che lo sviluppo tecnologico potenzialmente gli potrebbe conferire un potere d’acquisto maggiore.

A bilanciare questo fenomeno interviene l’inflazione, che influisce sull’aumento dei prezzi e quindi sulla diminuzione del potere d’acquisto

Una possibile soluzione? L’aumento della produttività conseguente allo sviluppo tecnologico deve essere accompagnata da un aumento dello stipendio almeno pari all’inflazioneSe questo non accade state regalando il vostro tempo. Per farvi un’idea, vi rimando ad un articolo di industriaitaliana.it che descrive il trend degli stipendi con l’inflazione degli ultimi anni fino al 2017.

Giornata lavorativa

Lunghezza giornata lavorativa = cost; intensità del lavoro variabile; produttività = cost

Anche questo caso è abbastanza reale: giornata lavorativa di 8 ore con un ritmo di lavoro in genere più sostenuto.

La differenza rispetto al caso precedente è che i prezzi delle merci non calano: se ne producono di più a parità di tempo, quindi aumenta sia il valore del lavoro sia il plusvalore. Teoricamente questo dovrebbe portare un aumento della capacità di comprare merci da parte del lavoratore e quindi del fatturato. Se la retribuzione è fissa l’unico a guadagnarci è il capitalista.

Una possibile soluzione? Dovrebbero esistere dei premi di produzione che vengono calcolati sull’aumento del fatturato dell’azienda senza considerare le ore di straordinario.

Intensità e produttività crescenti, lunghezza giornata di lavoro decrescente

Questa è quella che idealmente mi piace chiamare la via del progresso: la coesistenza del sistema capitalistico con la libertà dell’essere umano.

L’aumento della produttività fa ridurre il valore delle merci, quindi il lavoro necessario. Essa da sola non basta per conservare lavoro utile e plusvalore nel caso di diminuzione della lunghezza della giornata lavorativaBisogna allora integrarla ad un aumento dell’intensità del lavoro che fa aumentare il plusvalore del capitalista.

Qual è allora la via del progresso? Lavorare meno ore, ma con più intensità per conservare l’aumento del fatturatoEsiste la possibilità di farlo? Assolutamente si. Quello che manca è la volontà politica di trovare un compromesso tra tutte le parti interessate per costruire una società di questo tipo.

Una possibile soluzione? Distribuire su tutti i membri della società in modo equo la quantità di lavoro, con le dovute differenze di ruolo. Eliminare tutti i lavori inutili, quindi pensare un modello più efficiente di lavoro. Investire nello sviluppo tecnologico e quindi sull’istruzione. Eliminare le abissali differenze di retribuzione.

Il risultato sarebbe la conquista per gli individui di più tempo per la libera espressione delle loro attitudini intellettuali e sociali, che possiamo sintetizzare in una sola parola: VIVERE.