L'aggressività è un lato umano che non possiamo considerare come completamente represso.

In questo articolo parleremo di aggressività. Nonostante viviamo in una società che ha raggiunto un buon livello di civiltà, episodi aggressivi continuano a ripresentarsi. Non sappiamo dire se il livello di aggressività che oggi conserviamo sia accettabile. Infatti, le guerre non sono estinte e la pace tra gli individui non è stata ancora completamente decretata.

Definizione

Come possiamo definire l’aggressività? È molto semplice: è un’attività che causa sofferenza. Quindi i fenomeni aggressivi hanno sempre una vittima e una motivazione.

Per capirci meglio esistono due tipi di aggressività:

  • quella ostile, cioè che scaturisce dall’odio e ha lo scopo di ferire o danneggiare. Possiamo dire che è quella più animalesca;
  • quella strumentale, cioè il dolore causato è un mezzo per raggiungere un altro fine.

Alcune teorie sull'aggressività

Molti studiosi e filosofi hanno ragionato sulle motivazioni di questa caratteristica che non è solo strettamente umana.

Hobbes per esempio sosteneva che l’aggressività è un istinto naturale e che quindi lo stato di natura è uno stato di guerra. Tale istinto può essere domato solo se viene sovrapposto da un’entità superiore universalmente riconosciuta.

Freud invece sosteneva che ogni individuo possiede una pulsione aggressiva (che lui chiama pulsione di morte) che lo predispone all’autodistruzione. Se tale pulsione non può essere soddisfatta su di sé, allora deve trovare sfogo altrove. A tal proposito consiglio il saggio intitolato “Il disagio della civiltà”.

Aggressività - Episodio 10 "Psicologia sociale"

A sostegno di queste teorie ci sono stati studi che hanno confermato una particolare predisposizione genetica. Ma possono esserci anche influenze biochimiche come l’abuso di alcol o testosterone, cioè l’ormone sessuale maschile.

Frustrazione

Una delle motivazioni fondamentali che generano l’aggressività è la frustrazione, cioè l’ostacolo che si pone al soddisfacimento di un bisogno.

La frustrazione si può ricollegare al principio di piacere di Freud, secondo il quale una parte arcaica della nostra psiche tende a predisporci alla soddisfazione delle nostre pulsioni, qualunque esse siano. 

Non possiamo escludere che l’aggressività sia collegata al piacere: se per i soggetti sani non può esserlo in modo diretto, invece può esserlo indirettamente se si tratta di difendere la ricerca di una soddisfazione.

Più il piacere atteso è alto, più la frustrazione causata per il suo impedimento può essere fonte di una maggiore aggressività. Se il bambino che non vede soddisfatta una sua voglia si mette a piangere, noi adulti rischiamo di diventare aggressivi ferendo gli altri.

Infatti la frustrazione produce rabbia, cioè lo stato emotivo che predispone all’aggressività. La rabbia si scatena quando chi ci crea frustrazione avrebbe potuto fare altre scelte (Averill, 1983; Weiner, 1981).

Discrepanza relativa

D’altra parte parliamo di discrepanza relativa quando si percepisce una distanza tra le aspettative e ciò che si è ottenuto. Paragonarci agli altri può alimentare la nostra frustrazione.

Allora si spiega perché nelle società che presentano forti diseguaglianze economiche si ha minore felicità e più crimini. La televisione e la pubblicità diventano così una possibile fonte di frustrazione in quanto mostrano ripetutamente standard di ricchezza difficilmente raggiungibili.

aggressività

Aggressività socialmente appresa

Un’altra motivazione che induce gli individui all’aggressività è l’apprendimento sociale, teoria di Albert Bandura. Secondo questa teoria, le persone tendono ad apprendere i comportamenti, quindi anche l’aggressività, in base a ricompense e punizioni ricevute osservando e imitando gli altri.

Allora i bambini cresciuti in famiglie in cui si adotta uno stile fisicamente punitivo tenderanno ad essere fisicamente aggressivi. Per non parlare della cultura di provenienza che fornisce dei modelli al di là dell’ambito familiare.

È doveroso citare qui anche l’influenza indotta dalla televisione, dove vengono trasmesse con sempre maggiore frequenza immagini di violenza. La TV in qualche modo ci stimola e ci eccita, quindi le immagini aggressive possono essere assorbite e imitate con più facilità.

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