La teoria del capro espiatorio è strettamente collegata all’aggressività.

Essa dice che quando la causa della sofferenza e della frustrazione è minacciosa o sconosciuta, l’ostilità viene deviata verso il cosiddetto “capro espiatorio”.

Del capro espiatorio ne hanno parlato gli antropologi René Girard (1982) e Giuseppe Fornari (2006), e prima ancora lo hanno fatto degli psicologi sociali (Hovland e Sears, 1940) i quali hanno provato a spiegare i linciaggi degli afroamericani a fine ‘900, verso la crisi del 1929.

In quegli anni il prezzo del cotone era molto elevato, allora le persone frustrate hanno preso di mira quei lavoratori, incolpandoli della crisi economica. Allora, la teoria del capro espiatorio ci dice che le persone che soffrono per qualche motivazione debbano trovare necessariamente un responsabile della loro sofferenza, su cui scaricare la loro frustrazione.

Capro espiatorio e aggressività

Quindi il capro espiatorio è strettamente collegato all’aggressività. Freud sosteneva che ogni individuo possiede una pulsione aggressiva. Se tale pulsione non può essere soddisfatta su di sé, allora deve trovare sfogo altrove.

Secondo lo psicanalista, l’aggressività in qualità di pulsione non deriva necessariamente da una frustrazione, ma è un istinto innato. Oggi diciamo che essa deriva dalla rabbia, ma originariamente non esisteva questa stretta correlazione. Allora, un soggetto può “naturalmente” propendere all’aggressività, da cui ne ricava piacere.

Per la società attuale ciò risulta patologico, o “perverso”, quindi è stata applicata una sorta di normalizzazione, un’etichetta. Questo però pone un limite alla comprensione, perché ci accontentiamo dell’etichetta fornita dal bias della disponibilità ed evitiamo di esercitare il pensiero laterale.

Teoria del capro espiatorio - Episodio 11 "Psicologia sociale"

Quindi la pulsione aggressiva necessita di un oggetto di scarica. Il fatto di non poter scaricare la pulsione può creare uno stato di tensione interna che genera una sensazione di disagio. È come se il corpo facesse fatica a trattenere l’energia sviluppata da questo bisogno.

La società allora interviene come una diga: l’acqua in eccesso deve essere trattenuta e uscire solo quando necessario utile. Ora vi starete chiedendo quando supponiamo sia utile che l’aggressività venga fuori.

Il capro espiatorio è una meta perfetta. Allo stato attuale delle cose, l’aggressività non si manifesta necessariamente come violenza. Infatti, può accadere che il soggetto dell’aggressività esprima delle opinioni denigratorie contro il capro espiatorio.

Esempi

Un primo esempio sono gli immigrati. In periodo di crisi (ne abbiamo la memoria fresca se pensiamo a quella del 2008), le persone si sentono minacciate dalla perdita del proprio lavoro. Essendo la crisi un evento incontrollabile da parte delle persone, si scarica la colpa (Freud direbbe “si scarica l’energia pulsionale”) sugli immigrati, i quali diventano i responsabili della diminuzione del lavoro. Infatti spesso si sente dire “gli immigrati ci hanno rubato il lavoro”.

Un altro esempio sono coloro che hanno orientamento sessuale e identità di genere diversi dalla norma sociale. In questo caso ci chiediamo: “da dove ha origine la pulsione aggressiva?” Possiamo spiegarlo in infiniti modi (ignoranza, paura della diversità, conservatorismo), ma rimaniamo nell’ipotesi iniziale, ovvero il fatto che essi rappresentano una minaccia e che il loro comportamento è sconosciuto alla norma e alla tradizione. Il risultato sono giudizi denigratori, fino ad arrivare alla violenza.

Competizione e concorrenza

Allora, da questi esempi ne deduciamo facilmente che, in generale, il capro espiatorio è una minaccia. Un altro fattore importante di frustrazione è la competizione, come abbiamo evidenziato nel caso degli immigrati.

Infatti, secondo la teoria del conflitto realistico, quando i gruppi sono in competizione per qualcosa per cui esiste scarsità, la realizzazione del gruppo concorrente può diventare fonte di frustrazione. 

È in questo caso che diventa utile che la diga faccia uscire l’acqua, ovvero che la scarica della pulsione aggressiva può portare un vantaggio per la società. Ovviamente non parliamo di società in generale, ma di società capitalistica.

Secondo la filosofia capitalistica, è necessario che venga attuata la legge coercitiva della concorrenza, nella quale chi è riuscito ad ottenere un vantaggio obbliga gli altri a mettersi in pari, altrimenti rischiano di “fallire”.

Quindi, il fatto che ci sia un gruppo in vantaggio, che diventa il capro espiatorio, genera la pulsione aggressiva nello svantaggiato. Non prendiamoci in giro dicendo che la volontà di mettersi al pari dipende da una naturale propensione alla crescita, scambiando la pulsione aggressiva con una pulsione creativa. Se si vede che a causa di qualcuno potremmo rimetterci, sarà necessariamente la pulsione aggressiva che ci spingerà ad agire. Sfido chiunque a dire che “amiamo” chi ci ha creato svantaggio e che gliene siamo grati.

capro espiatorio

Deprivazione relativa

Allora, la concorrenza e la competizione creano un capro espiatorio da cui nascono conflitti e divisioni. Questo si verifica perché le risorse sono limitate e per ogni soggetto che ha dei vantaggi ce ne sono molti altri che possono fallire.

Questo non è sempre vero. Infatti, come spiega la teoria della deprivazione relativa, può generarsi aggressività anche se le risorse non siano realmente insufficienti ma persiste una percezione per cui qualcuno si trovi in situazioni più vantaggiose.

Anche in questo caso comunque si verifica competizione tra gruppi. Infatti, come abbiamo già spiegato in un altro articolo, la felicità della persona dipende dal proprio standard di vita rispetto a quello degli altri e non dal proprio standard in termini assoluti. Questo spinge gli individui a competere affinché lo svantaggio percepito rispetto al capro espiatorio diminuisca.

La deprivazione relativa dunque diventa una leva potentissima per il sistema capitalistico, il quale sfrutta la pulsione aggressiva per creare crescita economica. Il fatto è che sono gli individui a rimetterci, dal punto di vista psicologico (sindrome di burnout), della salute (stress) e del tempo di vita.

D’altronde, un mantra spesso ripetuto è “dividi et impera”, il quale dice che il modo migliore per governare un popolo è dividerlo creando rivalità, concorrenza e competizione, quindi renderlo aggressivo. A questo proposito il capro espiatorio non può mancare.

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