Definizione di gruppo sociale

Il gruppo sociale è un insieme di persone che condividono un destino comune che le porta ad essere interdipendenti tra loro. Inoltre, esse si percepiscono come membri di uno stesso aggregato sociale riconosciuto da altre persone.

Molti studiosi hanno provato nel tempo a dare una definizione di gruppo sociale; quella qui riportata è la più completa, formulata da Rupert Brown (2000). Possiamo scorgere tre elementi fondamentali: destino comune, interdipendenza, riconoscimento sociale.

Destino comune

Qualsiasi aggregato di persone può diventare un gruppo sociale se ogni membro percepisce di avere un destino comune con gli altri (Lewin, 1951). Un esempio sono i passeggeri di un aereo che ha problemi oppure un’intera nazione in cui è scoppiata un’epidemia.

Interdipendenza

L’interdipendenza in un gruppo si vede quando le azioni dei singoli influenzano i risultati delle azioni degli altri (Lewin, 1951). Allora, in questo caso si crea una sorta di legame tra i membri che ha lo scopo di preservare l’interesse individuale.

Riconoscimento sociale

Infine, il riconoscimento sociale deriva dal fatto che esiste un’organizzazione dei membri che definisce potere, funzioni e posizione sociale. In essa sono condivisi norme e valori che regolano i comportamenti degli individui (Tajfel, 1948).

Autocategorizzazione e senso di appartenenza al gruppo sociale

Quindi, da queste definizioni possiamo scorgere due caratteristiche fondamentali: l’autocategorizzazione e il senso di appartenenza.

La prima è il processo che porta le persone ad autodefinirsi membri di uno specifico gruppo. È come se il singolo riconoscesse in sé delle caratteristiche simili o affini a quelle del gruppo sociale.

La seconda deriva dalla prima e diventa una variabile per definire chi è dentro e chi è fuori. Il senso di appartenenza include tre componenti:

  • cognitiva: la conoscenza di appartenere al gruppo;
  • valutativa: la possibilità di giudicare un gruppo;
  • emozionale: sentimenti ed emozioni che si provano ad appartenere a quel gruppo.

Continuum interpersonale-gruppo sociale

Un altro fenomeno interessante da sottolineare riguardo i gruppi è che il comportamento dei singoli può cambiare passando da relazioni interpersonali a relazioni che richiamano l’appartenenza a un gruppo. 

Quindi, le persone prese singolarmente, nella loro unicità e irripetibilità, si comportano in un modo; quando invece agiscono in funzione di norme sociali e valori condivisi da un gruppo, il comportamento cambia.

Infatti, il grado di variabilità dipende dall’identificazione con diverse categorie, da quanto conformismo sia presente nel gruppo e da quanto ci identifichiamo con i nostri ruoli e ci affidiamo a stereotipi.

Identità personale e identità sociale

Allora, il cambio del comportamento per effetto del gruppo sociale definisce il concetto di “identità” (Erikson, 1968). Il termine indica il fatto che la persona ha raggiunto la consapevolezza di chi è riconoscendo delle caratteristiche che non cambiano nelle diverse situazioni. Tali caratteristiche possono essere di tipo individuale e sociale.

Infatti, si parla di identità personale per le descrizioni che le persone danno di sé sulla base di caratteristiche individuali. Un esempio è definirsi socievoli o timidi.

Invece, si parla di identità di gruppo per gli aspetti del sé che derivano dal senso di appartenenza a un gruppo sociale.

Quindi, il fatto di sentirsi parte di un gruppo sociale influenza molto i nostri comportamenti, i nostri pensieri e le nostre azioni. Inoltre, il senso di appartenenza influisce sull’autostima e soprattutto sul bisogno naturale di sentirci protetti. D’altronde, originariamente i gruppi si sono formati per favorire la sopravvivenza dei singoli.

In ogni caso, i ricercatori hanno definito dei principi motivazionali fondamentali che spingono le persone verso una specifica identità. Questi sono l’autostima, la continuità, ovvero coerenza nel tempo, distintività, ovvero il fatto di sentirsi unici, e il senso, cioè la possibilità di trovare uno scopo e un significato per la propria esistenza.

Favoritismo e discriminazione

Il senso di appartenenza al gruppo, una volta soddisfatte le motivazioni di base come autostima e protezione, può arrivare a creare una vera e propria distorsione nei comportamenti e nelle relazioni.

Queste influenze possono verificarsi anche se viene creato un gruppo “fittizio”. Facciamo un esempio per chiarire cosa intendiamo. L’informazione di massa definisce in molti servizi come “evasori” coloro che non pagano le tasse. Allora, tra gli ascoltatori che pagano regolarmente si creerà il senso di appartenenza al gruppo degli “onesti”.

Anche se nel concreto non è cambiato nulla, le persone sono state indotte ad emettere un giudizio su sé stessi e sugli altri, assegnando delle categorie. Quindi, nelle specifiche situazioni in cui il tema tasse sarà centrale, chi si sente appartenente al gruppo degli onesti tenderà a favorire quelli che appartengono allo stesso gruppo (ingroup), magari con comportamenti solidali e amichevoli, mentre gli evasori (outgroup) saranno discriminati e verranno trattati con aggressività.

Nonostante questa tendenza, in alcuni casi, può avere un senso, nella maggior parte invece non fa altro che dividere le persone, alimentando stereotipi, pregiudizi e comportamenti discriminatori. Il tutto senza la necessaria consapevolezza e senza un minimo di senso critico.

Basta pensare agli immigrati, a chi ha un orientamento sessuale diverso, a chi fa scelte politiche radicali oppure a chi persegue un’etica diversa dalla norma sociale.

Allora, il gruppo sociale, che in prima battuta permette di conservarci, quando diventa massa può trasformarsi in un organismo pericoloso che crea divisioni in sé stesso, tendendo all’autodistruzione.

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