La percezione è l’abilità di sintetizzare gli stimoli sensoriali al fine di conferirgli un significato.

La percezione permette di leggere i segnali provenienti dal mondo esterno per farne una successiva elaborazione, che appartiene alla funzione cognitiva. Possiamo immaginare i nostri sensi come degli oggetti che traducono le informazioni del mondo in segnali elettrici interpretabili dal nostro cervello.

Facendo una similitudine con i sistemi ingegneristici, la percezione può essere vista come il sottosistema di tutti i sensori. Infatti, essi ci permettono di leggere le informazioni relative ai fenomeni che avvengono nel nostro spazio di azione.

Percezione - Episodio 12 "Psicologia Sociale"

Percezione nella psicologia sociale

Dal punto di vista della psicologia sociale, la percezione (sociale) riguarda l’interazione del soggetto con persone, gruppi o situazioni. Quindi i processi di percezione sociale si basano sull’osservazione degli elementi, ovvero persone, gruppi e comportamenti. Allora, come percettori sociali, integriamo gli indizi che vengono da questi tre elementi per comprenderli, spiegarli e interpretarli.

In sostanza ci si relaziona alla realtà non per come essa è, ma per come la si interpreta dalle impressioni che si formano da varie fonti informative e sensoriali.

Per esempio, è stato visto che la bellezza fisica di una persona può generare delle aspettative positive (“ciò che è bello è anche buono” Dion et al., 1972). Oppure, tratti infantili del viso, come occhi grandi o guance paffute, richiamano calore e gentilezza.

Inoltre le prime impressioni dipendono anche dalla comunicazione non verbale come linguaggio del corpo, tono di voce o espressioni del viso. Infatti da queste informazioni minime saremmo in grado, per esempio, di percepire le emozioni primarie di una persona (come rabbia, paura, gioia, ecc.).

Gli indizi che si utilizzano maggiormente sono quelli che attirano l’attenzione e che sono più accessibili, ossia che sono più facilmente richiamati alla memoria o per cui è più semplice fare un’associazione con qualcosa che già conosciamo.

Pensieri lenti e veloci

Per capire meglio il sistema di percezione possiamo rifarci a ciò che ha scoperto il noto psicologo vincitore del Premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman. In breve egli, nel celebre testo “Pensieri lenti e veloci”, ci dice che siamo dotati di due processi di pensiero.

Il primo è il Sistema 1veloce e intuitivo, il quale gestisce l’attività cognitiva automatica e involontaria. Il secondo è il Sistema 2logico e riflessivo, per cui è più lento, e si attiva in azioni che richiedono attenzione e controllo.

Allora l’esistenza del Sistema 1 spiega le innumerevoli influenze che i segnali del mondo esterno esercitano su di noi senza che ne abbiamo consapevolezza e che modificano involontariamente i nostri comportamenti.

Infatti, come spesso accade, le grandi scoperte, anche se diventano pubbliche e accessibili a tutti, diventano il mezzo di una minoranza di persone per esercitare un’influenza sulla maggioranza. Il growth hacking e l’ingegneria sociale ne sono un esempio. Anche la politica e chi ha ruoli di management si serve di questi strumenti.

Non è la sede per formulare giudizi etici su queste azioni, ma comunque bisogna evidenziare che c’è chi usa questi mezzi e chi no. Diffondere una maggiore consapevolezza potrebbe essere un beneficio per tutti. D’altronde, questo è l’obiettivo di scontrocorrente.

percezione

Percezione fuorviante

La nostra memoria è una rete di associazioni e il priming è un particolare segnale che attiva una specifica associazione. Per esempio, in un esperimento di Holland (2005) è stato visto che alcuni studenti esposti al profumo di pulito, senza consapevolezza, tendevano a tenere la loro scrivania più pulita quando mangiavano dolci friabili.

Quindi il pensiero e le azioni spesso vengono attivati da percezioni di cui non si ha consapevolezza. In altri studi si è visto che il priming si verifica anche quando gli stimoli sono subliminali, ovvero troppo rapidi per essere coscientemente riconosciuti.

Allora, dato che la nostra memoria si rifà ad associazioni e non è un cassetto di informazioni che preleviamo quando vogliamo, la nostra percezione presente può influenzare i nostri processi cognitivi generando delle idee false o distanti dalla propria volontà.

Infatti si parla di effetto dell’informazione fuorviante quando qualcuno ci fornisce delle informazioni mirate ad attivare in noi specifici ricordi e ragionamenti. Ad esempio, il fatto che in TV viene ripetuto che ogni giorno sbarcano centinaia di immigrati influisce sulla nostra percezione di quanti immigrati ci siano effettivamente in Italia. Diversi sondaggi hanno dimostrato che la maggioranza delle persone crede che risiedono in Italia molti più immigrati di quanti effettivamente ce ne siano.

Quindi, quando attiviamo i nostri pensieri lenti potrebbe essere il caso di metterli maggiormente in discussione. La realtà che pensiamo sia vera è solo il frutto della nostra personale rappresentazione.

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