• Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Utilità e valore
  • Ultima modifica dell'articolo:18 Aprile 2021
5' di lettura

Teoria del piacere e della pena

La teoria del piacere si propone di creare una relazione di causa ed effetto tra i bisogni dell’uomo e l’economia. Come ben sappiamo, l’economia è la scienza che si occupa di capire come distribuire la risorse affinché gli esseri umani godano della maggior soddisfazione possibile. Il problema fondamentale è che le risorse sono limitate: teoricamente maggiore è la scarsità, più complesso diventa distribuire quel bene a tutti. Sarà necessario allora creare una sorta di gerarchia: non tutti possono avere tutto ciò che la nostra madre terra ha da offrire. Partendo da questo presupposto, si deve capire come devono essere regolati i prezzi che diventano la caratteristica per definire questa gerarchia tra gli uomini.

Teoria del piacere - Episodio 1 "Utilità e valore"

Teoria del piacere e marginalismo

Verso la fine diciannovesimo secolo, parallelamente alla teoria del valore di Marx, si sviluppa una teoria alternativa che si impone di definire il valore delle merci in base alla loro utilità. Gli economisti che aderiscono a questo filone di pensiero sono detti marginalisti, (ispirandosi alla filosofia di Bentham) e in questa serie ci occuperemo in particolare del lavoro fatto dall’economista Stanley JevonsQuesta teoria è molto interessante perché mettere in una relazione più diretta il valore delle merci rispetto ai bisogni umani, e non rispetto al lavoro come faceva Marx.

Marx e Jevons appartengono a due scuole apparentemente contrapposte: il primo alla scuola classica, il secondo alla neoclassica. In questa serie non ci proporremo di sottolineare le contrapposizioni tra i due, ma proveremo a fare lo sforzo di trovare i punti in comune, di fare una sintesi rispetto a ciò che ci interessa: gli impatti sociali e sugli individui dell’economia.

Cosa spinge l'uomo all'azione

Prima di capire come viene definito il valore delle merci, bisogna fare un’importante premessa: cosa spinge l’uomo all’azione? La teoria del piacere prova a dare una risposta. Ogni cosa che facciamo, ogni azione, ha sempre lo stesso movente: il raggiungimento del piacere, la possibilità che quell’azione soddisfi un nostro bisogno. Non è possibile raggiungere il piacere senza applicare uno sforzo: per ogni azione esiste sempre una pena da pagareQuindi in noi esiste un “algoritmo” che è in grado di valutare il bilancio tra piacere e pena per ogni azione, agendo sempre col principio di minimo sforzo: quella determinata cosa mi dà piacere? Qual è lo sforzo che devo compiere, la pena che devo pagare? Ne vale la pena? Ogni volta rispondiamo a queste domande prima di agire. Se il bilancio è minimamente positivo, allora partiamo.

I parametri del piacere

Quali sono i parametri con cui valutiamo piaceri o pene? Sono sostanzialmente quattro:

  1. Intensità;
  2. Durata;
  3. Certezza o incertezza;
  4. vicinanza o lontananza.

Ogni piacere o pena che proviamo hanno una quantità che dipende da intensità e durata: posso vivere un piacere molto intenso di breve durata o uno meno più intenso ma che duri più a lungo, la quantità di piacere sarà la stessa. L’intensità del piacere non è costante, ma varia nel tempo e in particolare più mi allontano nel tempo dalla causa del piacere, più tale intensità diminuisce. Graficamente si rappresenta così:

teoria del piacere

La pena di conseguenza sarà un piacere negativo.

Sentimento previsto

Un’altra componente che definisce la quantità di piacere è il sentimento previsto. Rappresenta il metterci nella condizione che un determinato piacere verrà soddisfatto nel futuro.

Questo crea nelle persone delle aspettative rispetto a un particolare bisogno, e ciò vuol dire che più il momento della sua soddisfazione è lontano, meno avvertiamo la necessità di soddisfarlo. Più il momento del presunto piacere si avvicina, più avvertiamo aumentare l’aspettativa su quel bisogno. Tale aspetto spinge il mercato a creare le condizioni per soddisfare eventuali bisogni futuri, perché è noto che gli esseri umani non restano soddisfatti all’infinito, il loro piacere diminuisce nel tempo.

In ogni caso non esiste certezza, non si ha prevedibilità di quali possano essere i bisogni futuri. Quello che si può fare è però creare un indirizzo. Si inducono le persone a credere avranno bisogno di quel particolare prodotto per raggiungere il piacere.

Si alterano i comportamenti umani, mentre il mercato crea anticipatamente le scorte di ciò che, dopo aver usato una oculata strategia, con alta probabilità i consumatori andranno a richiedere, se non a pretendere. Saranno gli esseri umani stessi, schiavi dei loro piaceri, a imporre al mercato cosa deve produrre. Lui sarà sempre pronto ad accontentarli.