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La nascita della società ha annullato la distinzione tra sfera privata e pubblica

La nascita della società sarà l’oggetto di osservazione di questo articolo. Proveremo qui a semplificare l’osservazione di Hannah Arendt riportata nel suo saggio Vita Activa, la quale può essere considerata una riproduzione sufficientemente fedele di ciò che accade nella nostra epoca.

La nascita della sfera sociale

La nascita della società ha creato una nuova dimensione, quella della sfera sociale, che si contrappone alla sfera privata, la quale diventa il luogo in cui trovare la propria intimità.

Infatti anticamente la sfera privata era associata alla sfera domestica, in cui bisognava far fronte alle necessità della vita.

Qui dominava il capofamiglia che esercitava una sorta di tirannia ed era l’unico che poteva accedere alla sfera pubblica. Per le sue necessità provvedevano schiavi e donne.

Allora la “privacy” aveva la connotazione di “privazione”: chi era relegato alla sfera privata era privo di alcune facoltà utili ad accedere alla libertà.

Oggi la sfera privata vuol dire intimità. Essa è diventata il luogo in cui ci si può proteggere dalla società.

nascita della società

La sfera sociale sopprime la sfera pubblica

La nascita della società ha abbattuto la differenza tra sfera privata e pubblica, dove quest’ultima è stata sostituita dalla sfera sociale.

Infatti la società nasce dall’esigenza di uniformare pensieri e comportamenti come se i suoi membri appartenessero ad un’unica grande famiglia. Allora la sfera sociale ha invaso la sfera privata, sradicando il vecchio concetto di famiglia che viene sostituito dai gruppi sociali.

La nascita della società ha fatto in modo che ogni membro si identifichi con un gruppo sociale e che da essi ci si aspetta pensieri e comportamenti funzionali alla grande famiglia che è la società stessa.

Quindi si creano conformismo e norme che sopprimono la capacità di azione e discorso facendoli diventare inutili.

La società funziona se c'è normalità

Allora la società causa la normalità e la sua forza dipende dal numero: più la società è numerosa, più il suo potere aumenta. L’affermazione di questo potere è giustificato dalla statistica, con la quale si possono distinguere le persone normali da quelle “anormali” o “asociali”.

Quindi, nella concezione odierna, un’azione che possiede potere politico ma che statisticamente è “fuori dalla norma” diventa politicamente irrilevante.

Ad esempio, in Italia la proposta di sostituire un’ora di lavoro con un’ora di volontariato sarà irrilevante perché il terzo settore come lavoro è fuori dalla norma rispetto al settore della produzione.

Vedremo che l’azione politica è per sua natura imprevedibile, nasce e muore nello stesso momento in cui viene compiuta. Essa mette in relazione gli uomini: una vita con solo lavoro ma senza azione non sarebbe umana.

Infatti la società non può permettersi di avere in sé elementi imprevedibili: affinché essa rimanga un corpo unico facilmente indirizzabile deve dominare il conformismo.

5. La nascita della società - Vita Activa, Hannah Arendt

La nascita della società: economia come scienza sociale

La nascita della società ha anche visto il fiorire dell’economia come scienza sociale, la quale opera sulla base della presenza di conformismo, uniformità e interesse comune di un gruppo.

Infatti, preoccupandosi di distribuire le risorse per avere la massimizzazione del benessere sociale, non fa altro che creare le condizioni per la conservazione della vita, peculiarità del lavoro e della sfera domestica.

Allora il primato della vita proprio della sfera domestica si estende alla grande famiglia della società, dove l’economia gioca un ruolo di primo piano. Gli elementi che concorrono alla sfera economica (lavoro, consumi, ecc.) occupano quasi completamente lo spazio pubblico a scapito dell’agire politico.

Il lavoro ha invaso lo spazio pubblico

Con la nascita della società, il lavoro, che prima era relegato allo spazio domestico, ora appartiene alla sfera sociale la quale ha soppresso la sfera pubblica.

Il paradosso è che in questa società si punta ad “eccellere nel lavoro”, il cui significato originario è “fatica, sofferenza”. Quindi puntiamo ad “eccellere nella sofferenza”.

Infatti l’accettazione di questo significato deriva dall’attaccamento alla vita associato alla grande famiglia della società.

La difesa della vita quindi viene portata avanti con la crescita economica, la cui presenza è necessaria per garantire un lavoro, cioè vita (sopravvivenza) ai singoli individui.

Allora, l’attività lavorativa sostituisce l’azione e il discorso per accedere all’eccellenza. Inoltre ad essa viene attribuita l’utilità sufficiente per invadere lo spazio pubblico, il quale perde completamente il suo senso originario.

Vivere per lavorare svuota la vita umana di senso e significato.

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